La storia del CRA-RPS

Il Centro di ricerca per lo studio delle relazioni tra pianta e suolo (CRA-RPS) ex Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante (ISNP) è ubicato sul Colle Celio (già Mons Querquetulanus in virtù del fitto bosco di querce che lo popolava), un sito tuttora ricco di vestigia del passato, d'epoca romana e medioevale, che ricorre nelle storie e leggende di Roma sin dai tempi più remoti. Pare che il suo nome derivi, infatti, da Celio Vibenna, un principe etrusco che insieme al fratello Aulus aiutò Servio Tullio a conquistare questo colle.

Il colle era attraversato, parallelamente a Via Caelimontana, da quattro acquedotti che portavano in città le acque Appia, Marcia, Claudia e Giulia (i primi tre sotterranei ed il quarto su arcate in parte ancora visibili in prospicienza delle mura dell'Istituto) e che si riunivano a Porta Maggiore, nel centro della capitale; in particolare, il tratto più importante fu edificato da Nerone per far fluire l'acqua alla Domus Aurea, mentre un'ulteriore tratta, edificata successivamente da Domiziano raggiungeva il Palatino.
Lateralmente all'ingresso, si trova porta Caelimontana, ora Arco di Dolabella e Silanus (costruito, nell'anno 10 d.C. in onore dei Consoli Cornelio Dolabella e Giunio Silano), una ricostruzione in blocchi di travertino della primitiva Porta Caelimontana (che faceva parte delle mura Serviane e che sosteneva i condotti dell'acquedotto neroniano che alimentava le fontane e le terme dei palazzi imperiali), davanti alla quale prendevano inizio, nell'antichità, quattro strade, due delle quali, il Clivus Scauri e Via Caput Africae, superstiti con il medesimo nome, via Caelimontana (ora corrispondente a Via di S. Stefano Rotondo) ed il Vicus Ciclopis (ora via della Navicella, dove ai civici 2 e 4 è ubicato l'Istituto). La piazza della Navicella era, infatti, un importante nodo stradale, "secolare prerogativa derivatale dalla sua posizione nel punto onde si diramano le varie vallette che frazionano la dorsale del Celio alla sua estremità" e che, a chi ne percorresse le strade "in cerca di quiete e di solitudine o in visita alle vestigia dell'antica Roma", ne offriva certo godimento.

L'Arco di Dolabella è stato rappresentato da Ettore Roesler Franz (1845 - 1907); il dipinto fa parte di serie di centoventi acquerelli, raffiguranti i luoghi di Roma che furono demoliti alla fine dell’Ottocento, denominata appunto "Roma sparita".
L' Istituto venne costruito nel 1925 demolendo il capannone centrale di un grande ospedale dell'Ordine dei Trinitari. Il fondatore di tale ordine, il sacerdote francese Giovanni De Matha, celebrando nel 1194 la messa vide "la maestà di Dio ed il Signore che teneva per mano due schiavi con le catene ai piedi, uno nero e deforme e l'altro bianco e macilento". Questa visione lo indusse, così, a ritenere che la sua missione fosse quella di salvare e curare gli schiavi malati e bisognosi.
Nel 1207 Papa Innocenzo III°, riconoscendo a De Matha grandi meriti, seppur ironizzando sul suo sogno, gli concesse il convento benedettino che prendeva il nome dell'annessa Chiesa di S. Tommaso in Formis, appartenente all'omonimo complesso, la cui data di fondazione risulta incerta: la prima menzione d'edifici appartenenti al complesso, infatti, è relativa alla chiesa, risalente alla fine del XI° secolo, alla quale si devono aggiungere anche il Monastero ed un grande Ospedale. Del Monastero appare oggi unicamente il prospetto - inserito all'interno degli archi dell'Acquedotto neroniano, in via della Navicella - e le stanzette ricavate al di sopra dell'Arco di Dolabella e Silano. Dell'Ospedale, un edificio enorme a due corsie (di struttura simile agli antichi ospedali di S. Spirito e S. Giovanni), rimane solo un breve tratto della corsia (che attualmente ospita gli uffici della segreteria) che mantiene il prospetto di testata sempre su via della Navicella, a seguire quello del Monastero, ed i due fronti laterali che si affacciano verso l'interno del giardino pertinenziale dell'ISNP. L'importanza che si attribuiva all'Ospedale è testimoniata dal prezioso mosaico opera, nel 1210, dei fratelli Cosmati (Jacopo e Cosma), marmorari romani ai quali fu affidato il compito di ornarne il portone centrale (ora civico n° 4 di via della Navicella) in modo da ricordare ai viandanti la finalità caritatevole dell'ospedale stesso, ma anche per esprimere il "signum Ordinis", nei sigilli dell'Ordine già dal 1203. Innocenzo III era consapevole della collocazione dell'opera d'arte e, quindi, delle eventuali obiezioni, riserve o adesioni alla novità iconografica, espressa attraverso questa icona.

Il mosaico esprime e la divinità e la temporalità, nel medesimo piano giallo oro. Anzi, la divinità prende per mano la temporalità, nel benevolo atteggiamento di liberazione; notiamo il Cristo Pantocratore, che ha le mani impegnate. Si tratta di un Cristo Pantocratore in movimento. Con la sua destra afferra la destra di un prigioniero bianco-cristiano, che, con la sinistra, sorregge una croce astata i cui bracci sono di colore rosso e azzurro; mentre, con la mano sinistra, Cristo Pantocratore afferra la sinistra di un prigioniero moro-pagano. Per il primo prigioniero si notano i ceppi spezzati e un meditatissimo legame di essi al trono di Cristo; mentre, per il prigioniero moro, sono evidenti i ceppi chiusi, il non legame al trono e un nerbo impugnato con la mano destra: una sorta di origine di violenza che era evidente pericolo per la fede al tempo stesso termine di violenza per i ceppi ai piedi. Questo mosaico, studiato esaurientemente solo da pochi anni, è di una importanza eccezionale per il tema iconografico, inoltre è il più antico del genere di cui sia rimasta traccia, forse è il primo in assoluto.

Nato come Stazione Sperimentale Agraria nel 1871, successivamente ha assunto la denominazione di Stazione Sperimentale di Chimica Agraria (1880), ed infine, in seguito alla profonda trasformazione operata nel 1967 (D.P.R. 23 novembre 1967, n. 1318), quella di Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante. Alla direzione dell'istituto si sono susseguiti: F. Sestili, G. Briosi, P. Freda, E. Paternò, G. Ampolla, I. Giglioli, G. Tommasi, L. Marimpietri, V. Morani, E. Bottini, L. Tombesi, P.Sequi. Attualmente il Direttore dell'Istituto è la Dott.ssa Anna Benedetti. Fin dai primi anni del '900 l'Istituto ha svolto indagini sulla bioclimatologia, da questi studi si desume, se si paragonano con i dati sperimentali recenti sulla stessa tematica, la sostanziale validità delle linee di ricerca allora seguite. Dalle quasi centenarie relazioni in nostro possesso si nota come i mali che fin dai primi del '900 affliggevano la nostra agricoltura sono rimasti in gran parte immutati. Tanto premesso è da auspicare che i provvedimenti legislativi in atto siano tali da impedire che il prezioso patrimonio culturale in nostro possesso vada disperso, è da auspicare invece una valorizzazione di esso mediante una razionale ed appropriata organizzazione della ricerca.

La biblioteca storica

La Biblioteca Storica del CRA-RPS fu costituita in seno alla Regia Stazione Sperimentale Agraria di Roma, l’ente antesignano del Centro di Ricerca, già all’indomani della sua creazione (1871). La sua consistenza, tra libri, opuscoli, periodici e qualche manoscritto, ammonta a circa 20.000 unità, che coprono il periodo dal 1700 al 1950.
La Biblioteca vanta, oltre che testi antichi e moderni di particolare valore storico-scientifico, libri rari e di grande pregio, pubblicati sia in Italia che all’estero nel corso dei secoli XVIII e XIX. Questi gli ambiti disciplinari coperti dal patrimonio bibliografico posseduto: scienze matematiche e fisiche, geologia, pedologia, botanica, biologia molecolare, microbiologia, chimica agraria, fertilità del suolo, ecologia vegetale, meteorologia, microclimatologia, agroclimatologia, idrologia, geomorfologia, geografia, cartografia, ecc.. Il patrimonio bibliografico si è formato nel tempo: sia attraverso la donazione da parte di enti scientifici e privati che attraverso lo scambio di pubblicazioni con università ed altri istituti culturali, ma si è accresciuto soprattutto per mezzo del canale degli acquisti.